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La storia di Villa Campestri


Nel catasto del 1430 si trovano notizie dell’ampliamento dell’edificio da fortilizio a villa padronale: “Un podere posto nel popolo di Santo Romolo a Campestri in Mugello con casa da signore e da lavoratore di staiora 40 tra buona e cattiva e staiora 6 di vigna con un mulino appartenente al detto podere…”
Nel 1446 il Santo Arcivescovo di Firenze Antonino in occasione di una sua visita pastorale per consacrare la chiesa di San Romolo a Campestri, ebbe ricetto nella Villa e trovando la consorte di Giovanni Roti senza successione, le predisse che la famiglia non si sarebbe spenta. Infatti la coppia ebbe un figlio al quale fu dato nome di Grazia Antonio nato nel 1446 ed altri figli in seguito. I Roti posero una lapide tuttora presente nella camera dove il Santo fu accolto. In quella stessa occasione Sant’Antonino mise a dimora davanti alla chiesa di San Romolo a Campestri un cipresso che è oggi considerato uno degli alberi monumentali toscani ed è tutelato da un’apposita legge regionale del 1998. Ha una circonferenza alla base di 6 metri, un’altezza di 15 ed è il più vecchio albero del Mugello.

Un secondo importante intervento architettonico a cui l’edificio deve il suo aspetto odierno di villa rinascimentale risale alla fine del XVII secolo. Nella Decima Granducale del 1773 si legge: “Una casa da signore con corte e più altre sue apparenze, e con un pezzo di terra vignata sotto quella verso levante con ragnaia…”
Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX Giuseppe Roti Michelozzi fece realizzare l’attuale facciata della Villa. Il fregio decorativo nella parte superiore della facciata pare sia stato dipinto su un disegno del celebre architetto rinascimentale fiorentino Michelozzo Michelozzi.



 

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