
Sulla costa maremmana della Toscana, nei pressi di Piombino, affacciata sul Golfo di Baratti troviamo Populonia: la città-stato etrusca facente parte della Dodecapoli situata in Etruria, unica delle dodici città etrusche sporta sul mare. Durante l’intero periodo di splendore etrusco, Populonia non conobbe mai crisi, continuando a svilupparsi proprio grazie al suo porto, origine di fiorenti commerci di materie prime come rame e ferro: condizione che le permise di emettere una preziosa serie di monete in argento. Insieme a Volterra, rappresentava una delle maggiori zone minerarie e di produzione metallurgica della civiltà etrusca. Oggi, l’acropoli della storica città è rappresentata dai Poggi del Castello e quello del Telegrafo, a sud-ovest del Golfo di Baratti.
Il primo centro di aggregazione ebbe origine sui due poggi, del Castello e del Telegrafo, nel IX secolo a.C..
Successivamente tra il XII e il X secolo a.C. sorsero i villaggi costieri che grazie alla felice posizione geografica resero Populonia la grande realtà metallurgica dell’Età del bronzo e del ferro.
Un porto di mare meta di scambi commerciali e incontri tra mercanti provenienti da ogni parte del Mediterraneo, soprattutto della zona tirrenica e delle isole.
In epoca romana, Populonia fornì una gran quantità di ferro all’esercito di Scipione l’Africano impegnato nella seconda guerra punica contro Cartagine.
La città etrusca, da sempre amica di Roma, ha potuto godere di piena autonomia economica, finanziaria e politica.
Il suo declino fu segnato dalle lotte interne, politiche e militari, romane: la guerra civile tra Caio Mario e Lucio Cornelio Silla.
Populonia, schierata con Mario sconfitto da Silla, subì la vendetta del vincitore che per ripicca rase al suolo la città nel I secolo a.C., lasciando in piedi solo alcuni templi.
Durante il periodo del Medioevo, la città fu spesso oggetto di saccheggi e invasioni da parte di popoli barbari; la popolazione in fuga, trovò riparo sull’isola d’Elba.
Dopo l’ultimo saccheggio, avvenuto nell’anno 809 d.C., gli abitanti rimasti si spostarono verso Sud dando origine a quella che oggi conosciamo come Piombino.
Grazie a recenti scavi sono emersi diversi resti di edifici termali e residenziali di epoca romana.
Tra i ruderi sul mare, in località Baratti, gli esperti hanno rinvenuto evidenti tracce di antiche lavorazioni, tra cui anche quelle risalenti al Medioevo riguardanti la salatura del pesce.
Nel 570 d.C. in seguito all’invasione longobarda la popolazione fuggì fino all’isola d’Elba. Fra costoro trovò rifugio sull’isola un vescovo di nome Cerbone.
Questi chiese di poter avere sepoltura a Populonia per questo nel golfo di Baratti esiste una chiesa dedicata a San Cerbone, edificata nel punto in cui i profughi approdarono.
Come tanti altri borghi, anche quello di Populonia vanta tracce delle antiche mura di cinta a difesa del villaggio, che in questo caso sono di epoca etrusca.
A queste difese vennero aggiunte delle torri, nel corso del XV secolo d.C. dalla famiglia Appiano, che governavano Piombino. Sulla porta compare un drago, simbolo proprio degli Appiano, e per questo disegnato anche sullo stemma cittadino.
In centro del borgo c’è il Museo Gasparri, di dimensioni ridotte ma non per questo da sottovalutare; qui si trovano la maggior parte dei reperti archeologici trovati in mare.
Per una visione più completa di quanto rinvenuto, è possibile visitare il museo archeologico di Piombino.
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