
Alcuni tratti dell’Italia hanno una storia unica che li rende delle mete turistiche appetibili per tutta una serie di ragioni. Luoghi a volte fuori dagli itinerari convenzionali che, però, non vanno minimamente sottovalutati. Anzi, la loro esclusività in tal senso permette di conoscere siti, attrazioni e risvolti storici che danno ulteriore spessore ad un determinato territorio.
Il Passo della Futa rientra in questa categoria grazie a delle caratteristiche specifiche. E sebbene sia il varco più frequentato dell’Appenino, sono in molti a non conoscere i luoghi interesse che definiscono la sua area di competenza. Un tesoro di conoscenze, reperti e testimonianze dal valore inestimabile.
Come accennato poc’anzi, il Passo della Futa è un valico dell’Appennino tosco-emiliano collocato nei pressi dell’incantevole borgo di Firenzuola.
E’ attraversato dall’ex strada statale 65 della Futa che, a sua volta, si va ad incrociare con l’attuale strada provinciale 116 di Cornacchia, utile per raggiungere per l’appunto Firenzuola.
La sua conformazione paesaggistica divide la vallata del Mugello da quella del fiume Santerno; una prerogativa che si collega ad un passato di un certo spessore.
Difatti, nell’antichità e nell’Alto Medioevo, il passo in questione era l’unico punto d’accesso per le valli del Santerno e quelle del Senio.
Dal 1361 fu fiancheggiato da un altro tratto di spicco, ossia il Passo del Giogo.
L’ultimazione della Strada della Futa avvenne nel 1759 consacrandola come il percorso più trafficato per l’attraversamento dell’Appennino.
Un’importanza logistica e altamente strategica per giungere verso le destinazioni prefissate e che lungo il tragitto, delizia la vista con svariate macchie di vegetazione locale.
Lungo il Passo della Futa ci sono molteplici punti che valorizzano il passaggio di turisti e pendolari da quelle parti.
Basti pensare al lungo muro che costeggia la percorrenza del tratto in questione rappresentante un’edificazione che anticamente proteggeva i viaggiatori dalle tempeste di neve e dalle forti raffiche di vento. Una testimonianza storica ed architettonica che certifica la centralità di questo valico, da svariati secoli a questa parte, per mantenere ben salde le comunicazioni con le zone limitrofe e i trasporti di beni essenziali per la comunità.
Un altro sito da non perdere è il cimitero militare costruito nel 1969 sulle direttive alla base del progetto dell’architetto tedesco Oesterlen.
Una struttura imponente, sulla sommità di una lussureggiante collinetta, che ospita 30.863 salme appartenenti ai soldati tedeschi caduti durante la Seconda Guerra Mondiale. Un luogo commemorativo dalla profonda valenza storica.
Il Passo della Futa conduce anche ad un’altra destinazione estremamente interessante, soprattutto per gli appassionati delle due ruote.
Si tratta del Passo della Raticosa, un’area dove predominano rilievi montuosi e colline.
Tuttavia, la sua peculiarità principale risiede nell’essere un piacevole punto di sosta per i motociclisti.
Qui, infatti, è possibile trovare ristoro e dare una controllata alla propria moto in totale tranquillità; in aggiunta a ciò, si può interagire con altri rider provenienti da regioni come Toscana ed Emilia-Romagna.
In poche parole, si tratta di una una zona votata al relax e al recupero di quelle energie indispensabili per proseguire il proprio viaggio.
Il Passo della Futa è un luogo davvero affascinante, ancora più bello se lo si raggiunge in sella ad una moto.
Anche in caso tu non sia un amante delle due ruote, guidare la propria auto lungo le curve che conducono a questi bellissimi luoghi è davvero emozionante.
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